Si è conclusa la fase di ascolto di Bologna Coltiva, il percorso di coinvolgimento delle comunità degli orti urbani comunali, promosso dal Comune di Bologna, con il supporto della Fondazione IU Rusconi Ghigi e in collaborazione con ANCeSCAO Bologna.
Grazie a quattro assemblee con gli enti gestori delle aree ortive – l’ultima si è svolta il 10 giugno 2026 presso il Filla Auditorium – sono state raccolte criticità e proposte di modifica dell’attuale regolamento e delle pratiche di gestione interna, col fine di rendere il sistema di gestione più aderente ai bisogni delle comunità oggi assegnatarie e alle trasformazioni sociali, ambientali e climatiche che attraversano la città.
Gli orti comunali, infatti, non sono soltanto spazi individuali di coltivazione. Sono infrastrutture verdi di prossimità, luoghi di socialità, presidio ambientale, educazione ecologica, salute e benessere. In un tempo segnato dalla crisi climatica, dall’aumento delle temperature urbane, dalla perdita di biodiversità e da diseguaglianze ambientali che colpiscono in modo più forte le persone e i territori più fragili, gli orti rappresentano un asset fondamentale per costruire risposte locali, concrete e comunitarie.
La cura del suolo, la presenza di vegetazione, la tutela degli insetti impollinatori, la diversificazione delle colture, la gestione sostenibile dell’acqua e la possibilità di sperimentare pratiche agroecologiche fanno degli orti urbani veri e propri ecosistemi di quartiere. Spazi capaci di contribuire alla biodiversità urbana, alla mitigazione climatica, alla permeabilità dei suoli e alla qualità della vita quotidiana.
Per ampliare la visione degli orti comunali e renderli sempre più inclusivi è stato inoltre svolto un questionario rivolto a tutta la cittadinanza, al fine di integrare i risultati del percorso con le voci delle singole persone interessate all’orticoltura urbana, non solo assegnatarie di un orto comunale.
Il questionario ha intercettato un pubblico eterogeneo, dimostrando che il tema dell’orticoltura urbana a Bologna interessa un’ampia fetta di popolazione. Sono state raccolte in tutto 1341 compilazioni valide, provenienti per la maggior parte da persone interessate che ancora non hanno ancora fatto richiesta di assegnazione (37,8%), seguite dalle persone attualmente assegnatarie (25,4%) e da chi è invece in graduatoria (16,3%).
Dal punto di vista anagrafico, quasi due terzi dei rispondenti si concentrano nella fascia tra i 30 e i 60 anni (il 31,8% nella fascia 30-44 anni e il 30,4% nella fascia 45-59 anni), mentre gli over 60 rappresentano circa il 30% totale. La rappresentanza giovanile tra i 18 e i 29 anni si ferma all’8,3%.
Il questionario ha indagato le motivazioni principali che spingono le persone a richiedere un orto, individuando in particolare nell’autoproduzione alimentare, nel desiderio di contatto con la natura e nella ricerca di salute e benessere psicofisico le tematiche più ricorrenti. Si conferma così una domanda crescente di spazi verdi accessibili, capaci di tenere insieme cura dell’ambiente, qualità della vita, risparmio economico, relazioni di vicinato e contrasto alla solitudine.
Questo dato è particolarmente rilevante perché mostra come gli orti possano contribuire anche a ridurre diseguaglianze sociali e ambientali: offrendo occasioni di accesso alla natura in città, promuovendo forme di autoproduzione e mutualismo, costruendo reti tra generazioni e culture diverse, restituendo protagonismo alle comunità nella cura dei beni comuni.
Interrogate sui punti deboli dell’attuale regolamento, un quarto delle persone segnala problemi legati ai tempi di attesa e alle graduatorie bloccate a causa di orti non riassegnati, seguiti dai criteri di assegnazione e dalla durata delle concessioni e rinnovi.
Tra i fattori che migliorerebbero l’esperienza di cura figurano una maggiore responsabilità condivisa nella gestione e la condivisione di attrezzi; la maggiore collaborazione e corresponsabilità nella gestione è invece indicato come l’elemento centrale per migliorare la gestione degli spazi comuni; attraverso una maggiore coinvolgimento della comunità di ortolane e ortolani, insieme a una maggiore presenza di eventi o spazi per la socialità potrebbe invece migliorare il senso di comunità percepito.
Infine, il questionario ha indagato quale sia la visione di orto urbano tra le persone rispondenti, evidenziando come la socialità, il contrasto alla solitudine e la solidarietà tra generazioni, unite all’agricoltura sostenibile e al risparmio economico, siano le tematiche su cui investire maggiormente.
Questi e altri dati sono disponibili in una presentazione di sintesi online su Partecipa.
I risultati del questionario, che saranno più approfonditamente descritti in un report di prossima pubblicazione, contribuiranno nella prossima fase del percorso Bologna Coltiva a definire meglio l’identità degli orti comunali, valorizzandone la funzione sociale, ambientale ed ecosistemica. Dal report emergeranno inoltre dei suggerimenti concreti per la revisione del regolamento vigente, che rappresenterà uno dei risultati delle prossime fasi del percorso, con l’obiettivo di garantire una gestione degli orti comunali più vicina ai bisogni della cittadinanza e più capace di riconoscere gli orti come luoghi strategici per una città più giusta, più verde, più solidale e più preparata alle sfide climatiche del presente.


