Domenica 19 aprile alle ore 16.30, Piazza Maggiore torna a trasformarsi in un grande palcoscenico a cielo aperto. Nel cuore di Bologna prendono vita gli Speakers’ Corners, evento conclusivo del progetto Politico Poetico II edizione (2024–2026), con le classi delle Scuole Secondarie di II grado di Bologna che hanno preso parte ai laboratori di teatro e cittadinanza attiva 2025-26 e con i gruppi dei quartieri di Bologna che hanno preso parte al percorso. Il progetto è realizzato dal Teatro dell’Argine in collaborazione con Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni del Comune di Bologna e Fondazione IU Rusconi Ghigi, cofinanziato dall’Unione europea – Fondi strutturali e di investimento europei Programma Nazionale Città Metropolitane e città medie sud 2021-2027.
Per un pomeriggio, la città si farà teatro diffuso e partecipato: centinaia di adolescenti saliranno simbolicamente su una cassetta della frutta e prenderanno la parola, restituendo alla comunità mesi di lavoro, riflessione e confronto. Piazza Maggiore si trasforma così in uno spazio aperto, senza barriere e senza gerarchie, dove il confine tra attori e spettatori si dissolve.
Qui, ogni intervento è un gesto di presenza: un/a adolescente che chiede ascolto, una storia che si offre allo sguardo degli altri, una domanda che attraversa la città. Il teatro si manifesta nella sua forma più essenziale: incontro, relazione, possibilità di essere toccati, anche solo per un istante, dalla parola dell’altro. Gli Speakers’ Corners non sono solo un momento performativo, ma un’azione profondamente politica. Parlare in pubblico significa affermare la propria esistenza, esercitare un diritto, assumersi una responsabilità.
I ragazzi e le ragazze coinvolti non si limitano a raccontare: portano nello spazio pubblico interrogativi, visioni, proposte. Cosa significa crescere oggi? Che città vogliamo abitare? Quale futuro possiamo immaginare insieme?
Ogni intervento è il risultato di un lungo percorso: ore di laboratorio, confronto tra pari, ricerca di un linguaggio personale. Dietro pochi minuti di parola pubblica si nascondono prove, dubbi, paure, ma anche il desiderio di essere ascoltati e riconosciuti. In questo senso, il teatro torna alla sua radice più profonda: non rappresentazione, ma azione. Non intrattenimento, ma necessità.
Dalla piazza alle Istituzioni: le Lettere alla Città
Il percorso prosegue lunedì 25 maggio alle ore 11, quando le Lettere alla Città 2026 saranno presentate al Consiglio Comunale di Bologna.
Il documento raccoglie e rielabora i temi emersi durante l’anno scolastico: una sintesi corale delle voci di centinaia di giovani, che diventa strumento concreto di dialogo con le istituzioni. Un’azione di advocacy che porta le istanze delle nuove generazioni direttamente nei luoghi decisionali della città.
Per preparare questo momento, è stato costituito un gruppo di rappresentanza giovanile su base volontaria, composto da uno o più delegati e delegate per ciascuna classe coinvolta nel progetto. Il gruppo si sta incontrando per quattro pomeriggi, affiancato dalle guide teatrali del Teatro dell’Argine, con l’obiettivo di redigere un documento finale che sarà presentato dal gruppo stesso nella seduta di lunedì 25 maggio del Consiglio Comunale. Un secondo momento di condivisione con la città del frutto del percorso svolto, che è anche un punto di vista delle giovani generazioni sul presente e sul futuro di Bologna.
Sarà possibile seguire la seduta del Consiglio Comunale in diretta su YouTube:
https://www.youtube.com/ConsiglioComunaleBologna
Inoltre, le Lettere alla Città, dopo la presentazione, saranno pubblicate sui canali del progetto.
“Habil delle città”: il teatro che interroga
Il progetto si completa con il debutto di Habil delle città, il nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine, in scena dal 30 giugno al 5 luglio presso la Sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio.
Un’esperienza immersiva e intensa che intreccia realtà virtuale e teatro partecipato, portando il pubblico dentro la quotidianità di un adolescente.
Habil è un ragazzino delle nostre periferie. Una cameretta troppo piccola, troppi fratelli, poco spazio per esistere. Si sente invisibile. Tiene il cappuccio calcato sulla testa e una lama nascosta in tasca. Habil è uno dei nessuno, centomila Habil delle nostre città. Lo incontriamo nei centri commerciali, sui treni regionali, alle fermate dell’autobus. Ci fa paura. Invochiamo lo Stato, la famiglia, la scuola. Lui scrive barre e fa a botte con Qabil.
Habil delle città è uno spettacolo per pochi spettatori alla volta, seduti in cerchio, a cui si chiede di attraversare due spazi e due responsabilità: stare dentro e stare di fronte.
Nella prima parte, attraverso un visore VR, seguiamo Habil in una giornata qualunque della sua vita. Camminiamo accanto a lui, incontriamo le sue relazioni, i suoi luoghi, il suo tempo. Nulla sembra eccezionale. Proprio per questo, ciò che accade alla fine di quella giornata, il corpo di un adolescente ucciso, coperto da un lenzuolo bianco, interrompe bruscamente ogni distanza.
Nella seconda parte il teatro torna a essere uno spazio condiviso. Seduti in quel cerchio, insieme a sei giovanissimi attori, il pubblico passa dall’intimità solitaria e immersiva della realtà virtuale alla necessità di stare insieme, come in un rito, come in una tragedia greca, dentro domande che non possono essere più evitate: quali responsabilità, individuali e sociali, attraversano una città quando un adolescente è perduto così? Chi è quel ragazzo morto? Ci riguarda?

